04 May 2006

Scenes from the ER

Uno fa in modo di organizzare una "cena sociale" di tutto rispetto in occasione del prestigioso meeting SPIRE organizzato "in casa", che' 'sti stranieri vedano come la vita scorre forte e serena qui a Padova, e quindi prenota all'Anfora, in Ghetto, gia' teatro di tante belle serate. Poi verso le 5 e mezza, mentre sta catturando, oscenamente ma oh quanto beatamente a torso nudo, gli ultimi raggi di sole sulla sedia dell'arbitro del campo di tennis che ha appena allietato con un paio di discreti tie break dopo una decina d'anni di lontananza dai campi, lo chiama il carissimo flatmate, e lui subito pensa, per una volta ingenerosamente, che lo voglia sbomballare con qualche storia di varia umanita' su lavoro, capi e affini. Invece no, questa volta si tratta di andare al pronto soccorso, che' non sta niente bene e si sente svenire. Dopo aver scacciato per un paio di volte il pensiero che si tratti di una semplice influenza, la decisione e' presto presa, e i due compagni di mille, o almeno alcune, avventure si dirigono in Ospedale, dove lo status "verde" di tutti i sintomi ci garantiscono una consistente attesa. E allora c'e' tempo di guardarsi attorno, di guardare alle varie sofferenze variamente vissute che ci sono offerte in un caleidoscopio che vive di accelerazioni improvvise, specie a quest'ora in cui la gente torna a casa dal lavoro e si va addosso (incidentalmente, il sottoscritto ieri verso la stessa ora ha tamponato, lievemente e quasi con dolcezza, la molto gentile e piuttosto calma Sheila, "incontrata" alla rotonda del Bassanello), tempo di pensare a quanto questo soffrire altrui prima ci colpisce allo stomaco per poi farci, infine, piuttosto bene, con l'obbligatoria cinica citazione mentale di "Fight Club" e dei suoi "Gruppi di Supporto". Quasi ci si affeziona, al vicino cupo e solo che non dice una parola e non fa una smorfia, cosi' come alla bella dottoressa che si spera sempre debba poi intrattenersi a lungo con il nostro amico, con noi certo accanto da amici devoti a fare battutine improbabili. Nel lettino accanto, la ragazza bella e dagli occhi intelligenti ma troppo controllati, uscita da un incidente stradale di grande effetto ma senza gravi conseguenze, fa a tratti chiacchiere con la madre che pero' si allontana spesso, vuoi a telefonare vuoi a parlare con infermiere e, quando ne trova, medici. Ed e' proprio una delle volte che la mamma se ne allontana, che "succede", e mentre io la guardo annoiato e un po' voyeur, affascinato dalla sua viva mimica facciale e sopracciliare, mi accorgo che sta parlando concitata, quasi seria in viso, agitando le mani, ma da sola. E' solo un istante, e quando il suo sguardo intercetta il mio, immagino a bocca aperta in una posa da bambino che non mi riesce di nascondere nonostante i miei lunghi tentativi di apparire ironico e imperturbabile, lei ride assieme a me, dolce e un po' imbarazzata lasciando intravedere il capolavoro che si nasconde dietro tante ragazze ben vestite e pettinate, generalmente tacchettanti, dalle numerose solide certezze e dalle sopracciglia un po' troppo curate, e subito si ricompone. Che stretta al cuore, a pensare al piccolo miracolo che avviene quando esponiamo il nostro dolore e le nostre debolezze quasi fossimo da soli, e quanti bei sorrisi non vedremo mai, da parte di tutte queste ragazze curate e controllate...

PS : il flatmate non ce lo siamo ancora giocato, e' vivo e vegeto e gia' la mattina dopo si dannava l'anima in ufficio per ragioni che ai piu' sembrerebbero piuttosto deboli...
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