13 November 2006

Of How No 2 Tears Are Alike

Ce ne sono volute, di lacrime da parte mia, per arrivare "qui", ovunque questo "qui" sia. E ce n'e' voluto, anche e forse soprattutto, per scacciare la consolatoria e consunta idea che io fossi "buono", qualsiasi cosa questo possa voler dire da "questo" lato della linea immaginaria dei "30". E anche se sarei tentato di affidarmi ancora a questa idea, quasi un vecchio ubriacone che "luma" ancora l'amata-odiata bottiglia, ripensando ai volti solcati dalle lacrime che mi si sono riproposti in questi tempi, alle voci e ai volti ritornatimi in mente, in sogno o "in the flesh", quello che emerge, vago e insostanziale, e' qualcosa del tipo "non voglio, mai, piu', far piangere nessuno: non cosi' tanto, non cosi' male, non cosi'", e che io non saro' buono, ma certo sono diverso. Il che poi e' un modo per dire anche "non voglio, mai, piu', farmi pugnalare alle spalle, non con tanta volenterosa facilita'". Questo e' un inizio, si potrebbe dire.


I can't say I haven't learned more in this crucible that I've learned anywhere:
the education of a heart, slightly cracked, if not broken in places.
Whether I will survive the knowledge and put it to good use
- whether any of us will - is another matter.


Hanif Kureishi, Intimacy, 1998

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