16 January 2004

CalTech, nebbiosetta giornata di gennaio, 5pm ora locale... fuori dalla mia finestra, sull'erbetta di un vezzoso campo sportivo, dei giovanotti "locali" giocano a una sorta di rugby dove al posto della pallotta ovale c'e' un frisbee, e dove non ci si mena... io, inutile dirlo, sono dietro un vetro e, da solo dentro la consueta stanza piena di computer, smadonno contro uno di questi (computer, i giovanotti li lascio stare!) con poche speranze di andarsene prima di notte... certo, qui nessuno pensava di spassarsela dal mattino alla sera, ma...

A questo punto, un po' di note di viaggio. Arrivato ad Heathrow in leggero anticipo, ci pensa subito quella del check-in ad "estrarmi", inevitabilmente, per un alquanto "anale" controllo dei bagagli, come d'altra parte (o era solo una mia sensazione!?) tutti quelli con il capello lungo e/o la barbetta e/o la faccia un po' scazzata: io ce le avevo magicamente tutte e tre, con faccia che e' virata all'incazzato tout court all'ennesimo sentirmi chiedere se nessuno aveva "ravanato" con il mio bagaglio. Quindi non c'e' stata partita: via le scarpe, via la cintura, un po' di perquisizione e poi via ad aprire e rivoltare quello zaino impacchettato con tanta cura ancora in preda al sonno delle 7 del mattino... poi tutti in aereo, dove in 11 ore s'e' riusciti a: mangiare una discreta selezione delle porcate per cui l'America e' giustamente famosa; guardare a spezzoni almeno 4 film piuttosto insulsi; scazzarsi perche' fuori era sempre, pervicacemente, giorno pieno (partenza a mezzogiorno e arrivo alle 2 di pomeriggio:-) e quindi il furbone d'ordinanza tirando su il copri-finestrino per guardare fuori (gran bell'oceano!:-) ti accecava proprio quando, finito di mangiare l'ennesimo pacchetto di patatine, ti stavi appisolando! Poi si scende, e dopo un controllo passaporti movimentato dal tipo che mi chiede se sono un prete (per via del mio indirizzo discretamente sospetto, il Fuller Seminary Guest Center!:-), c'e' l'America, che, nonostante e forse proprio per tutto il male che mi piace dirne, in fondo non sono mai venuto a vedere davvero. Be', questo se si esclude la "gita" fatta con mamma e papa' e Giulietta a New York e in Florida ormai troppo tempo fa! Prima parola, banale, che salta in mente: immensa! Le strade, le macchine, le palme, gli edifici. Seconda parola: un po' triste e senz'anima, nonostante il bel sole che mi ha accolto! Ad ogni modo, subito sul "Super Shuttle" per Pasadena, il tempo di posare le valigie e a passeggio fino in ufficio a salutare il mio "capo" di qui, poi fuori a cena con lei e un giovane Post-Doc, entrambi inglesi emigrati da queste parti con loro apparente soddisfazione. Improbabile ristorante messicano dove per qualche motivo pare che a qualsiasi cibo si debba accompagnare un Margarita, poi a nanna, e da allora poco o niente...
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